Sicurezza e check list in sala operatoria: cos’è e come si svolge

In Italia il 40% dei ricoveri acuti è trattato in sede chirurgica. I dati sono discordanti, eppure recenti ricerche hanno evidenziato che il rischio di contrarre...





Sicurezza e check list in sala operatoria: cos’è e come si svolge

In Italia il 40% dei ricoveri acuti è trattato in sede chirurgica. I dati sono discordanti, eppure recenti ricerche hanno evidenziato che il rischio di contrarre infezioni in sala operatoria riguarda tra il 3 e il 16% degli interventi ordinari, con un tasso di mortalità che oscilla tra lo 0,4 e lo 0,8% dei casi. La metà di questi eventi avversi è stata considerata “prevenibile”.

Il moltiplicarsi di studi internazionali circa le infezioni contratte dai pazienti in sala operatoria, o come conseguenza all’intervento chirurgico, dimostrano la crescente attenzione al problema. La sicurezza in sala operatoria, anche per quanto riguarda le procedure più semplici, è soggetta a tante variabili: la condizione del paziente, in primis, ma anche il numero e la professionalità del personale medico coinvolto, le informazioni cliniche disponibili, il grado di urgenza con cui si deve intervenire e il livello tecnologico degli strumenti a disposizione.

L’intervento chirurgico è un processo che presenta molteplici criticità – dal sito chirurgico alla sterilizzazione dello strumentario, passando per l’induzione dell’anestesia -, alcune delle quali possono comportare danni anche gravi al paziente. Per la corretta riuscita degli interventi, che dipende per buona parte dalla comunicazione tra chirurgo, anestesista e gli altri membri dell’equipe e dal rispetto delle procedure di routine, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMG) ha redatto una check list per la sicurezza in sala operatoria. Si tratta di uno strumento guida per la corretta esecuzione di tutti i protocolli igienico-sanitari, con l’obiettivo di prevenire la mortalità “sotto i ferri” e le complicanze post-operatorie.

Che cos’è la check list sala operatoria? Un elenco di cose da fare o da non fare e altre da verificare, prima di eseguire una determinata attività in sede chirurgica. Il suo obiettivo è mettere al riparo l’equipe da errori che possono capitare per disattenzione o dimenticanza, oppure per eccesso di confidenza, tipico quando si svolgono azioni routinarie. La check list è utile per semplificare le procedure, ottimizzare il lavoro di squadra dell’equipe, innalzare lo standard delle prestazioni e ridurre il rischio clinico degli interventi. In Italia l’uso della check list è stato introdotto nel 2009 e oggi, grazie ad appositi software, l’intera procedura è stata informatizzata, attraverso l’uso di monitor touchscreen in sala.

Le tre fasi della check list in sala operatoria

1) Sign In, prima dell’anestesia

La fase di Sign In si svolge prima dell’induzione dell’anestesia e richiede la presenza di tutti i componenti dell’equipe. Prevede che il coordinatore dell’intervento verifichi con il paziente (o con i suoi familiari, nel caso non fosse in grado di rispondere) l’identità di quest’ultimo, il sito chirurgico, la procedura e il suo consenso all’intervento. Insieme all’anestesista, poi, dovrà verificare che siano stati effettuati tutti i controlli per la sicurezza dell’anestesia e per il corretto funzionamento e posizionamento del pulsossimetro, lo strumento che misura la quantità di emoglobina legata nel sangue, oltre alla valutazione del rischio di reazioni allergiche, perdita ematica e difficoltà di gestione delle vie aeree.

2) Time Out, tra l’induzione dell’anestesia e l’incisione cutanea

La fase di Time Out coincide invece con il momento di pausa che intercorre tra l’anestesia e l’incisione cutanea. Tutti i membri dell’equipe operatoria devono presentarsi, enunciando nome e ruolo, prima di confermare a turno il nome del paziente, il sito, la procedura e il corretto posizionamento del paziente in base all’operazione in programma. A turno, ogni componente dell’equipe dovrà dichiarare eventuali elementi di preoccupazione per quanto riguarda il suo specifico incarico durante l’operazione. Il coordinatore, quindi, chiederà conferma che la profilassi antibiotica sia stata somministrata nei 60 minuti precedenti; trascorso questo lasso ti tempo, andrà somministrata una dose aggiuntiva. A questo punto dev’essere concordata l’eventuale visualizzazione di immagini durante l’operazione, se ritenute necessarie o utili per l’intervento.

3) Sign Out, durante la chiusura delle ferita o comunque prima che paziente e chirurgo lascino la sala operatoria

La terza e ultima fase, denominata Sign Out, dev’essere completata prima che il paziente lasci la sala operatoria. Consiste nella registrazione della procedura chirurgica effettuata, dal momento che quest’ultima potrebbe esser stata modificata in corso di intervento rispetto a quella concordata prima, e di tutti gli strumenti utilizzati, anche per prevenire la ritenzione di garze o altro materiale all’interno del corpo del paziente. Infine, va effettuata l’etichettatura del campione chirurgico, leggendo ad alta voce il nome del paziente e la descrizione del campione. Se durante l’intervento fossero emersi malfunzionamenti di strumenti e dispositivi, il coordinatore dovrà segnalarli per evitare che vengano riutilizzati. Nella check list – che verrà collocata nella documentazione clinica del paziente – andrà confermato anche il piano per la profilassi del tromboembolismo post-operatorio e andranno registrati eventuali problemi intraoperatori o anestesiologici che potrebbero influire sul decorso postoperatorio.

Snobbata in un primo momento, la check list sta diventando col passare del tempo una consuetudine in molte strutture ospedaliere italiane, forte anche dei numeri registrati e dei risultati raggiunti. Le sperimentazioni sull’utilizzo della check list in sala operatoria, infatti, hanno finora evidenziato una riduzione del tasso di mortalità e delle complicanze post-operatorie.

Scritto da: · Data aggiornamento: 20 luglio 2017

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