Paolo Villaggio non era solo il ragionier Ugo Fantozzi

Paolo Villaggio ha rappresentato tante maschere dell’Italia. In primis il ragionier Ugo Fantozzi, tragicomico personaggio portato sul grande schermo insieme...



Paolo Villaggio non era solo il ragionier Ugo Fantozzi

Paolo Villaggio ha rappresentato tante maschere dell’Italia. In primis il ragionier Ugo Fantozzi, tragicomico personaggio portato sul grande schermo insieme al regista Luciano Salce nel 1975. Un personaggio entrato nell’immaginario popolare, che ha incarnato tic, vizi e pose della piccola borghesia post-boom economico. Ma la sua carriera ha attraversato cinema (d’autore), musica, televisione e letteratura.

Dalle collaborazioni con Fellini (“La voce della luna”, l’ultima opera del regista riminese), Ermanno Olmi (“Il segreto del bosco becchio”) e Lina Wertmuller all’amicizia e sodalizio con Fabrizio De André. Nato il 30 dicemnbre 1932, da padre siciliano e madre veneziana, Villaggio cresce come genovese doc.

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Il suo esordio nel mondo dello spettacolo coincide, infatti, con il testo della ballata “Re Carlo tornava dalla guerra” (di Fabrizio De André). All’inizio degli anni ’60 Villaggio va a lavorare in fabbrica (una delle maggiori aziende europee di impiantistica). Intanto, svolge il suo tirocinio da palcoscenico con la compagnia goliardica Baistrocchi in cui si esibisce in esilaranti numeri da cabaret che gli serviranno da modello per le sue maschere diventate poi celebri: il travet timido, l’imbonitore aggressivo, l’eterno sconfitto.

Paolo Villaggio in televisione

Poi sono arrivati gli anni della televisione. E le sue maschere hanno cominciato a raggiungere il grande pubblico. A Milano frequenta lo storico “Derby ma, grazie anche all’aiuto di Maurizio Costanzo che lo porta a Roma, comincia ad esibirsi a teatro e in radio. Da lì, il passaggio al piccolo schermo: “Quelli della domenica” (dove debuttano il Professor Kranz e il nevrotico Fracchia), “Canzonissima”, “Gran Varieta’” alla radio. Sono gli ultimi momenti degli anni ’60 che Villaggio fa suoi insieme ad ormai buoni compagni di strada come Enrico Vaime, Cochi e Renato, Gianni Agus, Ric e Gian. Nel ’68 debutta al cinema con il misconosciuto “Eat it!”.

Paolo Villaggio al cinema

Ma è negli anni 70’ che Villaggio comincia ad avere grande notorietà. E il merito va in parte alla creazione di un personaggio, il ragionier Ugo Fantozzi, che è entrato così profondamente nella cultura popolare italiana, da influenzare anche la lingua italiana (ad esempio, l’aggettivo “fantozziano” ormai inserito nei dizionari). Una maschera che inizia come invenzione letteraria (grande successo di vendite in libreria) e viene poi trasposta al cinema nel 1975 per la regia di Luciano Salce e la produzione Rizzoli.

Saranno alla fine 10 i capitoli della saga che porteranno il Ragioniere fino in Paradiso e oltre (nella foto di copertina). Nel frattempo Villaggio è diventato un “nome” cinematografico alternando incursioni d’autore (con Monicelli per “Brancaleone alla crociate”, con Gassman che ne fa la sua spalla preferita, con Pupi Avati all’esordio, e con Nanni Loy) e grandi successi di cassetta che si ripeteranno per tutto il decennio successivo, quasi sempre con la complicità di Salce, Sergio Corbucci, Neri Parenti.

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Una comicità “tragica” in grado di fondere ironia surreale, comicità classica, teatro dell’assurdo e satira, anche con riferimenti colti. Una poliedricità notata da tanti grandi autori del cinema italiano: a partire da Federico Fellini che gli dedicherà il suo ultimo film, “La voce della luna” in coppia con Benigni, Giorgio Strehler che lo porta a teatro con “L’avaro”, Ermanno Olmi (“La leggenda del bosco vecchio” da Buzzati), Lina Wertmuller (“Io speriamo che me la cavo”), Monicelli (“Cari fottutissimi amici”), Gabriele Salvatores (“Denti”).

Ma negli anni 90 comincia anche un periodo di problemi fisici e delusioni, anche politiche (lui che si era candidato con Democrazia Proletaria per le elezioni del 1987). Un riconoscimento tardivo arriva poi nel 1992, quando Gillo Pontecorvo gli conferì un inatteso Leone d’oro alla carriera (il primo mai dato a un comico). Due anni prima Fellini gli aveva fatto vincere il David di Donatello come miglior attore (ne avrebbe vinto un secondo alla carriera nel 2009); infine il Pardo d’oro di Locarno nel 2000.

L’84° compleanno di Paolo Villaggio festeggiato così:


Scritto da: · Data aggiornamento: 3 luglio 2017

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