L’Aia studia la denuncia palestinese contro Israele per crimini di guerra a Gaza e Gerusalemme Est

L’Aia studia la denuncia palestinese contro Israele per crimini di guerra. Il governo palestinese si era rivolto alla Corte penale internazionale, dopo l’ultima...

denuncia palestinese contro Israele

L’Aia studia la denuncia palestinese contro Israele per crimini di guerra. Il governo palestinese si era rivolto alla Corte penale internazionale, dopo l’ultima offensiva a Gaza. Riceviamo e pubblichiamo.

La Corte penale internazionale (ICC) ha deciso di valutare la denuncia presentata dal governo palestinese contro Israele per presunti crimini di guerra commessi a Gaza e Gerusalemme Est, dal 13 giugno 2014. Attualmente, il passo compiuto dal pubblici ministeri riguarda solo lo studio della documentazione ricevuta per vedere se si possa aprire un indagine formale. Il suo impatto ha superato, tuttavia, il semplice lavoro di ufficio. Ad oggi, la Corte aveva respinto tutte le richieste di questa natura, perché “la Palestina non era uno Stato nell’ambito della famiglia delle Nazioni Unite”.

La situazione è cambiata lo scorso 2 gennaio, quando Mahmoud Abbas, il presidente palestinese, ha firmato lo Statuto di Roma (testo fondatore del TPI) e ha accettato la sua giurisdizione. Ancor prima, nel 2014, la Svezia aveva già formalmente riconosciuto lo stato palestinese. Da allora, i parlamenti di Francia, Regno Unito, Irlanda e Spagna hanno adottato mozioni non vincolanti per lo stesso scopo. E’ la terza volta negli ultimi cinque anni che l’Autorità Palestinese, cerca di portare Israele innanzi alla giustizia internazionale.

Nel 2009, l’accusa ha respinto una procedimento simile per il fatto che lo status di “status di osservatore” presso le Nazioni Unite, non ha permesso ai palestinesi di ratificare lo Statuto di Roma. La Corte, quindi, non era in grado di agire. Nel 2012, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha concesso lo status di “status di osservatore” all’Autorità Palestinese. Passare ad essere riconosciuto quale ente statale era quindi decisivo, perché lo Statuto di Roma è aperto a tutti. Ammettere la giurisdizione della CPI è stato il passo successivo, e lo scorso 2 gennaio la Palestina è diventata lo Stato membro numero 123.

Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, che ha accettato la causa contro Israele, sostiene che le formalità di ingresso siano corrette e soddisfano i requisiti necessari. In risposta a questi cambiamenti, Israele ha congelato l’erogazione di 127 milioni di dollari in tasse raccolte sul conto dell’Autorità palestinese stesso. Il governo israeliano è stato molto fermo nella sua convinzione.

Il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, ha detto in una dichiarazione che “la decisione è uno scandalo”. Pochi giorni dopo che i terroristi hanno massacrati ebrei francesi, la Corte penale internazionale ha aperto un’indagine contro lo Stato ebraico. Israele rifiuta questa decisione.

L’ICC è parte del problema anziché parte della soluzione. Netanyahu, che ha aggiunto che “l’Autorità palestinese sta lavorando con il gruppo terroristico di Hamas, mentre Israele lotta contro il terrorismo”, ha detto che ha inviato una lettera al presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, e altri leader internazionali, affermando che la richiesta palestinese di aderire alla Corte penale internazionale “è una grave distorsione della realtà”. Il ministro degli Esteri Avigdor Lieberman ha minacciato direttamente il tribunale, dicendo che “Israele agirà sulla scena internazionale per risolvere la Corte penale internazionale, un organismo ipocrita che sostiene il terrorismo”.

A Fatou Bensouda, procuratore capo della Corte, spetta l’ardua scelta di decidere se un fumus boni iuris che il procedimento continui.  La denuncia ha elencato i 50 giorni di combattimenti a Gaza registrati tra luglio e agosto 2014, dove quasi 2.000 palestinesi sono stati uccisi. L’ONU ha stimato che più di 400 erano bambini. Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, associazione che da sempre si occupa di tutela dei diritti anche quando si tratta di combattere contro ogni forma di discriminazione, intolleranza e violenza, e che in tal senso ha preso più volte posizione avverso manifestazioni di antisemitismo, ritiene che se i governanti d’Israele non hanno nulla da temere perchè ritengono di non aver commesso alcun “crimine di guerra” contro il popolo palestinese nelle offensive dell’estate scorsa, dovrebbero serenamente porsi al vaglio della Corte Penale Internazionale e accettare serenamente il corso della storia e del relativo processo.


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