Incidente Centrale Nucleare di Kakrapar (Gujarat, India)

Il nucleare torna a scuotere l’Asia, creando ancora una volta una certa agitazione e preoccupazione, dal momento che l’Agenzia per la sicurezza nucleare,...

India: incidente alla centrale nucleare di Kakrapar nello Stato di Gujarat

Il nucleare torna a scuotere l’Asia, creando ancora una volta una certa agitazione e preoccupazione, dal momento che l’Agenzia per la sicurezza nucleare, l’Atomic Energy Regulatory Board (Aerb), ha fatto sapere della fuoriuscita di liquido refrigerante radioattivo dal reattore di una centrale nucleare.

Un team di ispettori indiani è pronto a entrare nel reattore dell’unità n°1 della centrale di Kakrapar nello Stato di Gujarat (India), fermatosi automaticamente ieri per una perdita di liquido refrigerante radioattivo. “In qualunque momento a partire da ora, ha dichiarato il direttore dell’impianto, L.K. Jain, potremmo entrare nell’edificio che ospita il reattore (KAPS-1) per localizzare il punto in cui si è prodotta la fuoriuscita di liquido che ancora continua. Siamo impegnati nei preparativi preliminari”.

Dopo aver ammesso che “non si tratta di una piccola fuga“, ha aggiunto che “al momento stiamo mantenendo il raffreddamento del nucleo. E sottolineiamo che non si registrano incrementi nei livelli delle radiazioni”.Da parte sua il presidente dell’Atomic Energy Regulatory Board (Aerb), Shiv Abhilash Bhardwaj, ha assicurato che “tutti noi siamo sollevati del fatto che non vi sia un incremento della radioattività. Il reattore è stabile dal punto di vista della sicurezza e teoricamente il team di ispettori può entrare nell’edificio che lo ospita per svolgere le sue indagini”.

La Coalizione per il disarmo nucleare e la pace ha rivolto un appello affinché le autorità assicurino la protezione dei lavoratori che hanno operato nell’unità n°1 e che potrebbero essere entrati in contatto con acqua pesante trasformatasi in radioattiva dopo aver assorbito isotopi di trizio.

Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, la lezione di Fukushima non è stata appresa e molti degli impianti restano profondamente insicuri.

Dopo la tripla catastrofe dell’11 marzo 2011, il terremoto, lo tsunami e l’incidente nucleare di Fukushima ci si è chiesti se l’Europa corresse un pericolo, ma i media ci hanno tranquillizzato. In realtà, ben poco si sa su quanto sta accadendo in Giappone e sulle reali conseguenze nel resto del mondo tranne alcune ripercussioni che sono ben visibili attraverso le gravi malformazioni delle farfalle. Una scoperta resa possibile dal lavoro della ricercatrice giapponese Chiyo Nohara, scomparsa pochi mesi fa. Subito dopo l’incidente la ricercatrice aveva immediatamente proposto di studiare gli effetti della fuga radioattiva sui lepidotteri. Nel maggio 2011 i ricercatori raccolsero un certo numero di licenidi, un tipo di farfalle, nelle città di Fukushima e Motomiya (a circa una sessantina di chilometri dal reattore nucleare). Già sul posto si resero conto che le ali di questi esemplari erano più piccole di quelle delle altre farfalle. Di ritorno a Okinawa, i ricercatori allevarono, a partire dalle farfalle contaminate, una nuova generazione in laboratorio. Vi scoprirono rapidamente dei ritardi nella trasformazione in crisalide e nella schiusa, come pure delle malformazioni. Queste ultime erano particolarmente frequenti per i licenidi che si trovavano nelle vicinanze del reattore. Le farfalle della seconda generazione erano contrassegnate da malformazioni ancora più grandi. Gli studi compiuti dal gruppo di ricercatori sono stati pubblicati nel 2012 sulla rivista scientifica Nature.


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