In moto col casco? Negli USA non è importante

Nessuno mette in discussione il fatto che avere un casco sulla testa, in caso di incidente con la moto o il motorino può salvare la vita, o no?

In moto col casco? Negli USA non è importante

In Italia, ma anche in tanti altri Paesi europei e non solo, a chiedere a qualcuno, oggi, se sia d’accordo o meno rispetto all’obbligo dell’uso del casco per chi va in moto, si avrebbe in risposta un sorriso stupito. Perché, da anni, l’argomento non è più una discussione all’ordine del giorno: in moto e in motorino, il casco si mette. Punto! E ormai, a parte qualche piccola zona territoriale, molto circoscritta, che pare più restia a uniformarsi alla regola, sono ben pochi i motociclisti che non rispettano questa norma. Non solo perché è prescritto dalla legge, ma perché praticamente più nessuno mette in discussione il fatto che avere un casco sulla testa, in caso di incidente può salvare la vita. E’ anche vero che per anni, e forse anche oggi, tutti gli incidenti e le morti di motociclisti in seguito all’assenza del casco ha di fatto aumentato notevolmente il costo delle assicurazioni. Pian piano, per fortuna, dopo l’obbligo di indossare il casco in Italia, ha permesso di diminuire progressivamente il premio assicurativo anche se ci sono zone del nostro Paese in cui si paga ancora tanto, anzi tantissimo. E non è un caso che negli ultimi tempi tutti i proprietari di moto e scooter decidano di informarsi per chiedere sempre nuovi preventivi. Le più economiche si trovano online consultando i portali specializzati in preventivi.

Ritornando al discorso del casco l’abitudine è talmente consolidata qui in Italia che non può non provocare una sorpresa che rasenta l’incredulità il venire a sapere che negli Stati Uniti, invece, diversi Stati stanno mettendo in discussione questa norma, lasciando libertà di scelta ai motociclisti. A qualcuno potrebbe sembrare di essere tornati indietro di qualche lustro, quando la discussione era ancora accesa anche alle nostre latitudini, invece siamo nel 2016 ed evidentemente ci sono posti in cui l’evidenza dei fatti conta meno e il dibattito rimane ancora aperto. In realtà, negli Stati Uniti, la discussione sull’obbligo del casco non ha mai trovato una soluzione definitiva: nel corso degli ultimi decenni, infatti, sono diversi gli Stati che hanno mutato le loro legislazioni in un senso o, molto più di frequente, nell’altro; ovvero in quello di un’abrogazione dell’obbligatorietà. La tendenza, infatti, è proprio quella di non obbligare i motociclisti a indossare il casco, forse in nome (e nell’illusione) di una assoluta e intoccabile libertà che, in America, è più di una religione.

Non c’è voluto molto, così, che gli Stati in cui il casco è ancora obbligatorio siano diventati una minoranza: venti su cinquanta. È vero, non tutti lasciano una assoluta libertà di scelta come gli Stati di Iowa e Illinois, ma un obbligo che si limita ai ragazzi sotto ai 18 anni, o sotto ai 21, suona come un leggero palliativo che non sposta il fulcro del problema. Tra le decisioni che più hanno fatto discutere, ultimamente, c’è senza dubbio quella dello Stato del Michigan, che ha deciso di limitare l’obbligatorietà del casco solo per i minori di 21 anni, aggiungendo, però, un’ulteriore distinzione: l’obbligo del casco anche per chi non è in possesso di una polizza di assicurazione sanitaria

adeguata. Negli Stati Uniti, infatti, come noto, l’assistenza sanitaria è per lo più a pagamento e il fatto di aver reso obbligatorio il casco per chi non ha copertura assicurativa, è suonato un po’ come se il governo avesse voluto tutelare se stesso dal punto di vista economico, e non tanto la salute dei cittadini. Come dire: se ti fai male, e le cure le devo pagare io, allora ti obbligo a mettere il casco. Se, invece, sei coperto da un’assicurazione, libero pure di farti male… a tue spese. La perplessità, però, è più un riflesso che si ha da questa parte dell’Oceano, evidentemente, perché in Michigan, invece, la decisione è stata presa con il pieno consenso della American Motorcyclist Association, da tutti conosciuta con la sigla Ama.

Di fronte a una posizione del genere, si potrebbe pensare che, forse, governi e associazioni di motociclisti abbiano qualche dato concreto su cui fondare le loro convinzioni. Invece, a guardare i numeri, concreti, degli incidenti e dei motociclisti morti perché privi di casco, l’evidenza va nella direzione esattamente opposta. Negli ultimi tre anni (la legge del Michigan citata in precedenza è del 2012), è aumentato di ben quattro volte il numero dei motociclisti morti direttamente sul luogo dell’incidente: dal 14% di prima dell’approvazione della legge, al 68% degli anni successivi. Si tratta di un aumento esponenziale incredibile, al quale va aggiunto anche il dato dei motociclisti morti una volta arrivati in ospedale, triplicato rispetto al passato. Le statistiche dicono che, negli anni passati, i centauri portati in ospedale a causa di un incidente senza casco erano il 7%, mentre oggi sono saliti al 28%. Ma è un altro il dato inequivocabile che meglio chiarisce la realtà dei fatti: dei motociclisti che arrivano in ospedale a causa di un incidente subito senza indossare il casco, il 10% non ce la fa. Invece, tra chi ha subito un incidente, ma indossando il casco, la percentuale dei morti scende al 3%.

Questi sono i numeri. E, come si dice, i numeri non mentono. Eppure, la decisione della legge ha scelto di non ascoltarli, abrogando un obbligo (quello di indossare il casco, appunto) che era in vigore da ben 35 anni. Forse, in questo caso, nonostante il passare del tempo, non è proprio il caso di parlare di “progresso”.


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