Hacker siriani violano il sito dell’esercito Usa

Allarme nel reparto della difesa americana. Alle 13 dell’8 giugno, il sito web dell’esercito Usa ha subito un attacco da parte di hacker, e la pagina...

Allarme nel reparto della difesa americana. Alle 13 dell’8 giugno, il sito web dell’esercito Usa ha subito un attacco da parte di hacker, e la pagina web non ha potuto essere visualizzata normalmente. Un’organizzazione di hacker chiamata “Esercito elettronico siriano” ha avviato l’attacco, con un messaggio online criticando il governo americano definendolo ”corrotto”, accusandolo di sostenere il terrorismo (anti-Assad) in Siria fornendo “elementi terroristici” in Turchia e invitando i cittadini statunitensi a non ”ascoltarlo”.

L'”Esercito elettronico siriano” è un’organizzazione di hacker che supporta il governo siriano. Il Pentagono conferma l’intrusione, ma non gli autori. E assicura: «Nessun dato è stato rubato». L’8 giugno, il portavoce dell’esercito statunitense, Frost, ha rilasciato una dichiarazione, dicendo che la parte militare ha già adottato misure per garantire la sicurezza delle informazioni. Per l’esercito americano non si tratta d’altronde del primo attacco hacker, anche se quello odierno è il primo diretto contro la pagina web destinata al pubblico.

Lo scorso gennaio hacker ritenuti vicini all’Isis avevano attaccato gli account YouTube e Twitter del Us Central Command, senza però rubare informazioni.

Mentre la scorsa settimana un altro pesante attacco ha piegato la rete americana: con un’azione coordinata di pirati informatici che in quel caso, sì, hanno carpito dati di milioni di dipendenti del governo.

Un maxi attacco di cui Washington considera responsabili hacker cinesi malgrado le smentire di Pechino. In cima alla lista dei nemici digitali degli Stati Uniti vi si trovano Cina e Russia, sebbene entrambi i paesi respingano le accuse al mittente e anzi dichiarino di essere a loro volta vittime di attacchi organizzati da potenze esterne.Per Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, ancora una volta è la prova che le mutate esigenze della guerra globale, impongono delle contro misure si tiene contro il pericolo crescente delle nuove “armi di scompiglio di massa”. La nostra preoccupazione che non venga compromessa ulteriormente la privacy e la sicurezza dei cittadini.


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