Canale di Sicilia si trasforma in un cimitero

Un cimitero il Canale di Sicilia. Nuova strage di immigrati al largo delle nostre coste, mai così tanti nei primi due mesi dell’anno. Riceviamo e pubblichiamo. Lecce,...

Un cimitero il Canale di Sicilia. Nuova strage di immigrati al largo delle nostre coste, mai così tanti nei primi due mesi dell’anno. Riceviamo e pubblichiamo.

Lecce, 5 marzo 2015  – Una tragedia annunciata, l’ennesima quella accaduta martedì nel Canale di Sicilia un barcone carico di clandestini si è ribaltato. I morti nel naufragio sono almeno 50 e non 10. Lo afferma l’Organizzazione delle migrazioni. A bordo dell’imbarcazione ribaltatasi poco prima dell’arrivo dei soccorsi c’erano 150 clandestini. Sarebbero già 400 le persone morte o disperse nell’area dall’inizio del 2015, mai così tante nei primi due mesi dell’anno, tra cui molti le donne e i bambini. Nel frattempo altri 179 migranti diretti in Italia su due gommoni sono stati tratti in salvo a 40 miglia dalla Libia grazie ad un intervento coordinato da Roma, che ha permesso di dirottare sul posto due rimorchiatori.

Mentre ancora una volta, oggi, un barcone pieno di persone è si è ribaltato forse per l’eccessivo carico, forse per le avverse condizioni del mare, e non è mai arrivato in prossimità delle nostre coste, dove era diretto, ed è stato avvistato dagli uomini delle squadre di soccorso, spezzando le speranze di stranieri che scappano via dalle loro drammatiche esistenze nei loro paesi d’origine per trovare rifugio in quelli che vengono definiti “paesi sviluppati”.

In un momento in cui gli sbarchi continuano nel Salento, Sicilia e Calabria, seminando decine e decine di morti nel Mediterraneo, ed è noto che migliaia sono coloro che sulle coste della Libia sono pronti a partire, il  Governo Renzi  ha calato un velo d’indifferenza sul gravissimo problema.

In particolare accendendo i riflettori su questi fatti, Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti” sottolinea che moltissimi di coloro che  sono  arrivati oltre  un anno fa dalla Libia in guerra, attende ancora un  permesso di soggiorno umanitario.La gran parte sono cittadini non libici, che da anni vi lavoravano che erano già fuggiti via dal loro paese per gravi motivi per cui chiediamo immediate risposte a tutela dei loro diritti ed affinché non si verifichino più tragedie quotidiane come quella accaduta in data odierna.


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