In Africa non si ferma la strage di giraffe

Presunto farmaco per la cura dell’AIDS prodotto da midollo osseo e cervello di giraffe. Lo stesso destino di elefanti e rinoceronti minaccia la giraffa:...

In Africa non si ferma la strage di giraffe

Presunto farmaco per la cura dell’AIDS prodotto da midollo osseo e cervello di giraffe. Lo stesso destino di elefanti e rinoceronti minaccia la giraffa: in massa, gli animali macellati in nome della superstizione.

Le giraffe africane sono in pericolo di estinzione. Nella lista rossa delle specie a rischio vi sono due delle nove specie di giraffa presenti in Africa. Ma anche le altre giraffe potrebbero essere riclassificate, a fine anno, come ad alto rischio delle specie minacciate. La caccia e il bracconaggio hanno decimato la popolazione della giraffa del continente di circa il 40 per cento, secondo una stima. Ora ci sono solo circa 80.000 degli animali attualmente in natura. Non più tardi di 15 anni fa, ci sono stati circa 140.000 giraffe in Africa, secondo uno studio della Giraffa Conservation Foundation.

Molte delle cause che minacciano rinoceronti ed elefanti stanno dietro anche alla scomparsa delle giraffe. Eppure nel nostro immaginario non è un animale a rischio. Presenti negli zoo, insieme ai leoni marini, non è percepita da noi come una specie in difficoltà, ma invece sono tra le specie più minacciate al mondo. In Africa ed in particolare in Tanzania ad esempio si crede che il midollo osseo e il cervello di questi animali sia in grado di curare l’Aids. È la cura che i guaritori di molti Paesi africani prescrivono agli uomini infetti convinti che parti dell’animale possa cancellare il virus dell’Hiv. Così testa ed ossa delle giraffe vengono e venduti a prezzi molto elevati da ciurmadori che sfruttano i creduloni e gli ingenui. Le teste appena mozzate e le ossa di giraffa si possono vendere fino a 140 dollari per pezzo. Per Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, responsabili della scomparsa delle giraffe sono gli uomini. Una «tragedia dimenticata» a cui occorre porre fine attraverso nuove politiche di salvaguardia.


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